Anche dopo il cambio di governo in Ungheria, esperti e commentatori stranieri allineati al sistema di Viktor Orbán continueranno a ricevere consistenti pagamenti mensili finanziati con denaro pubblico ungherese. Lo rivela un’inchiesta di Átlátszó.

La Batthyány Lajos Foundation (BLA) e il suo Danube Institute (DI) hanno funzionato come strumenti chiave per esportare l’orbanismo e costruire reti internazionali della destra, con una crescita della spesa in vista delle elezioni, e ancora oggi ricevono fondi.

Miliardi di fondi pubblici per influenza interna e internazionale

Nel 2024, la fondazione – che dal 2021 opera come gestore patrimoniale di interesse pubblico – ha versato oltre 150 milioni di fiorini (circa 380.000 euro) a ricercatori stranieri ospiti. Nel 2025, questa cifra è più che raddoppiata. Complessivamente, la BLA ha distribuito miliardi di denaro pubblico, principalmente a organizzazioni vicine a Fidesz.

Tra i principali beneficiari figura Alapjogokért Központ, che nel 2024 ha ricevuto 4,25 miliardi di fiorini per attività apertamente favorevoli alle campagne di Fidesz, insieme ad altri gruppi come il Méltányosság Politikaelemző Központ e la Harmadik Ezredév Alapítvány.

I finanziamenti provengono direttamente dall’ufficio del primo ministro sotto Antal Rogán. Il sostegno è aumentato dai 13 miliardi di fiorini degli anni precedenti a oltre 20 miliardi nel 2025, raggiungendo il record di 22,38 miliardi nel 2026, anno elettorale.

Rogán è uno storico alleato di Orbán e ha ricoperto il ruolo di ministro responsabile dell’Ufficio di gabinetto del primo ministro, una posizione di grande potere che supervisiona comunicazione governativa, finanziamenti strategici e istituzioni chiave dello Stato.

Sebbene gran parte di questo denaro sostenga attività propagandistiche interne, una quota significativa è stata destinata alla costruzione di reti internazionali tramite il Danube Institute. Questo, pur non essendo formalmente registrato come entità separata, rappresenta il principale strumento di questa attività.

Esportare l’orbanismo attraverso contratti da “ricercatore ospite”

Átlátszó ha iniziato a esaminare il Danube Institute nel 2023 e da allora ha ottenuto contratti tramite richieste di accesso agli atti. I pagamenti sono cresciuti costantemente: 76,76 milioni di fiorini nel 2022, 179 milioni nel 2023 e 284,6 milioni nel 2024. Nel 2025, i partner hanno firmato contratti per oltre 389 milioni di fiorini, inclusi accordi pluriennali e ancora in corso.

La maggior parte dei contratti riguarda posizioni di “ricercatore ospite” con stipendi mensili a tempo determinato, spesso superiori a un milione di fiorini (circa 2.500 euro) al mese. Alcuni prevedono compensi una tantum di diversi milioni di fiorini per incarichi brevi, come seminari. Ad esempio, il politologo britannico Timothy Burns ha ricevuto circa 4,5 milioni di fiorini per un solo seminario nel 2024.

Gli obblighi tipici comprendono la produzione di paper o studi di ricerca (talvolta con un numero di pagine e temi specifici), apparizioni nei media filogovernativi ungheresi come Mandiner o Magyar Nemzet, e pubblicazioni su riviste indicate dalla fondazione, tra cui Hungarian Conservative e Hungarian Review. I ricercatori devono inoltre partecipare a conferenze internazionali – con spese di viaggio coperte – e, in alcuni casi, a eventi come il festival estivo di Tusványos.

Il messaggio centrale promosso attraverso queste attività finanziate è che il governo Orbán guidi un crescente movimento internazionale della destra e che le sue politiche rappresentino un modello, soprattutto per gli Stati Uniti.

Figure chiave e collaboratori ben pagati

L’ampiezza della rete emerge anche dai nomi coinvolti e dai compensi ricevuti. Tra i ricercatori più pagati figura Carlos Roa, che per oltre un anno ha incassato più di 10.000 dollari al mese (circa 3 milioni di fiorini). Nei suoi articoli pubblicati su The American Conservative e The Wall Street Journal proponeva consigli di politica estera a una possibile amministrazione Trump, spesso su temi non direttamente collegati all’Ungheria.

Anche l’analista statunitense Logan C. West ha beneficiato di un contratto significativo, da 4.000 euro mensili per un anno. Il suo lavoro si concentrava soprattutto sulla strategia della “connettività” promossa da Balázs Orbán, illustrata nella rivista Eurasia con un’introduzione di György Matolcsy.

C’è anche Philip Pilkington, ricercatore presso il Hungarian Institute of International Affairs e fondatore del podcast “Multipolarity”, oltre che firma abituale di UnHerd. Pilkington, noto per le sue ricerche sui rischi legati agli estremismi irlandesi e nordirlandesi, ha ricevuto 5.000 euro al mese, pari a circa 1,8 milioni di fiorini.

Il filosofo statunitense Peter Boghossian, diventato celebre per le sue critiche alla “ideologia woke”, ha invece percepito 1,5 milioni di fiorini lordi al mese fino all’inizio di quest’anno, occupandosi della produzione della serie Spectrum Street Epistemology, di apparizioni mediatiche e di consulenze legate al branding.

Nella rete compare infine anche Nathan Levine della Heritage Foundation, organizzazione che collabora ufficialmente con il Danube Institute e i cui rappresentanti hanno incontrato il sottosegretario ungherese Péter Sztáray.

Esiste inoltre una significativa sovrapposizione con collaboratori di UnHerd, proprietà dell’imprenditore Paul Marshall, dal profilo eterogeneo che va da investimenti sostenuti da George Soros al sostegno alla Brexit.

L’apertura verso Est e contratti oltre le elezioni

Nel corso dell’ultimo anno, il Danube Institute ha progressivamente rafforzato il proprio orientamento verso partnership con l’area orientale, inserendo nei suoi programmi una serie di collaborazioni e incarichi specifici.

Tra questi figura quello di Ibrahim Mammadov, assunto nel novembre 2025 con uno stipendio mensile di un milione di fiorini, incaricato di sviluppare relazioni con il mondo turcofono e l’Asia centrale e di produrre fino a dieci articoli.

Parallelamente, altri ricercatori sono stati incaricati di costruire reti di contatto verso Cina, Corea del Sud e più in generale l’Asia orientale, con compensi che oscillano tra i 5.000 e i 5.400 dollari al mese, come Sean Nottoli, già direttore regionale nella campagna presidenziale di Donald Trump nel 2024, coinvolto in attività di networking tra Stati Uniti e Giappone.

Anche dopo le elezioni del 2026 e un possibile cambio di governo, diversi contratti continueranno. Sei nuovi accordi per ricercatori ospiti firmati quest’anno valgono complessivamente oltre 66 milioni di fiorini, con molti destinati a proseguire nella seconda metà dell’anno o oltre.

Uno specialista di relazioni israeliane e mediorientali è sotto contratto fino alla fine dell’anno con un compenso equivalente a 2,7 milioni di fiorini al mese. Il regista Isaiah Smallman, produttore del documentario The Future Is at the Border, ha ricevuto il più alto compenso una tantum: 4,5 milioni di fiorini.

Le risposte della fondazione alle richieste di accesso agli atti sono state parziali. Molti nomi sono stati oscurati citando il GDPR, anche se dettagli contrattuali, temi e strutture dei pagamenti consentono spesso di identificare i soggetti coinvolti.

Un’eredità destinata a durare?

Attraverso il Danube Institute, fondi pubblici ungheresi hanno sostenuto una vasta rete internazionale di commentatori di destra, ricercatori di think tank e influencer.

I contratti enfatizzano visibilità, pubblicazioni e costruzione di relazioni che presentano l’Ungheria di Orbán come una storia di successo conservatrice. Molti di questi impegni finanziari si estendono ben oltre la prevista transizione di governo, sollevando interrogativi sull’uso a lungo termine del denaro dei contribuenti per attività di influenza ideologica internazionale.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato da EUAlive disponibile qui.

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